Curiosità su Lampedusa
Un'isola geologicamente africana, cantata dall'Ariosto, venduta dai principi del Gattopardo e ripartita da un pugno di coloni: dieci storie vere — tutte verificate — che rendono Lampedusa unica.
Geologicamente, è Africa
Lampedusa non è un pezzo d'Europa finito a sud: è un pezzo d'Africa. L'isola, insieme allo scoglio di Lampione, poggia sulla piattaforma continentale africana — geologicamente appartiene all'Africa, non al continente europeo. La vicina Linosa, invece, è un'isola vulcanica attribuita al dominio euroasiatico: lo stesso minuscolo arcipelago delle Pelagie sta a cavallo di due mondi geologici. Ed è anche per questa parentela che il paesaggio di Lampedusa — piatto, calcareo, con la macchia bassa e le falesie bianche — ricorda la vicina costa africana.
È più a sud di Tunisi
Lampedusa custodisce l'estremo sud d'Italia: siamo a circa 35°30' di latitudine nord — più a sud non solo di ogni altro comune italiano, ma anche di Tunisi, di Algeri e de La Valletta. Il punto esatto è Punta Pesce Spada, indicata dalla maggior parte delle fonti geografiche come il capo più meridionale del Paese. E le distanze raccontano il resto: la Tunisia è a circa 113 chilometri, la Sicilia a più di 200. Quando sei qui, l'Africa è davvero più vicina dell'Italia.
Il duello finale dell'Orlando Furioso
Circa trecentotrent'anni prima che l'isola venisse colonizzata, Ludovico Ariosto la scelse come palcoscenico del momento decisivo dell'Orlando Furioso: il duello tre contro tre che chiude la guerra tra cristiani e saraceni — Orlando, Brandimarte e Oliviero contro Agramante, Gradasso e Sobrino — si combatte proprio a "Lipadusa", cioè Lampedusa, nei canti finali del poema. Sulla spiaggia dell'isola Brandimarte muore, e Orlando uccide Agramante e Gradasso. Una delle pagine più alte della letteratura italiana è ambientata qui, su un'isola che allora era quasi deserta.
I principi del Gattopardo
Il titolo di "principe di Lampedusa" appartenne dal Seicento alla famiglia Tomasi — la famiglia di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l'autore del Gattopardo. Furono proprio i Tomasi, nei primi anni Quaranta dell'Ottocento, a vendere l'isola a Ferdinando II di Borbone per 12.000 ducati, anche per evitare che finisse in mani inglesi. Il romanzo, scritto negli anni Cinquanta e pubblicato postumo nel 1958 dopo i rifiuti di due grandi editori, vinse il Premio Strega 1959 e fu il primo bestseller italiano oltre le centomila copie. Lo scrittore, però, sull'isola non visse mai: il legame è nel titolo — e nel nome.
1843: l'isola riparte da 120 coloni
La Lampedusa moderna nasce nel 1843, quando Ferdinando II di Borbone invia il capitano di vascello Bernardo Maria Sanvisente a colonizzare stabilmente l'isola, fino ad allora quasi disabitata: sbarcano circa 120 coloni — 90 uomini e 30 donne — in gran parte agricoltori e artigiani. Il re dota la colonia di strumenti concreti: porto franco, terre gratuite da coltivare, case per i coloni, e più tardi le saline e il faro. È da quel pugno di famiglie che discende il paese di oggi.
Perché "Isola dei Conigli"?
Sull'isolotto più famoso di Lampedusa, oggi, di conigli non ce n'è nemmeno uno — e sull'origine del nome gli studiosi ancora si dividono. La teoria più citata parte dalla carta nautica dell'ammiraglio inglese W.H. Smyth (1824), dove compare "Rabit Island": forse dall'arabo rabit, "legame", riferito all'istmo di sabbia che con la bassa marea collega l'isolotto alla spiaggia — e che le carte successive avrebbero tradotto impropriamente dall'inglese rabbit, coniglio. L'altra teoria è più letterale: una colonia di conigli davvero arrivata attraverso l'istmo, e poi estinta. Comunque sia andata, il nome è rimasto.
E il nome Lampedusa?
Per i greci era Lopadoûssa, per i latini Lopadusa — e anche qui gli studiosi si dividono. C'è chi fa risalire il nome a lampás, la fiaccola: i fuochi accesi per segnalare l'isola ai naviganti, o i lampi delle tempeste sul suo mare. E c'è chi lo lega a lépas, la roccia, o a lepás, la patella che abbonda sugli scogli. Fiaccola o roccia: due etimologie possibili, entrambe perfette per un'isola fatta di pietra chiara e di luce.
La Porta d'Europa
All'estremo sud dell'isola, rivolta verso il mare, si apre una porta di ceramica refrattaria e ferro alta circa cinque metri: è la "Porta di Lampedusa – Porta d'Europa" di Mimmo Paladino, inaugurata nel giugno 2008 e promossa dall'associazione Amani con Arnoldo Mosca Mondadori. È un memoriale dedicato ai migranti morti nel Mediterraneo e, insieme, un simbolo: una porta senza muri intorno, aperta sull'orizzonte, che ha reso Lampedusa un luogo di memoria per l'intera Europa.
L'Orso d'oro venuto dal mare
Nel febbraio 2016 un documentario girato a Lampedusa, "Fuocoammare" di Gianfranco Rosi, vinse l'Orso d'oro al Festival di Berlino — con una giuria presieduta da Meryl Streep — e l'anno dopo arrivò alla nomination all'Oscar come miglior documentario. Il film intreccia la vita quotidiana dell'isola, vista con gli occhi di un bambino lampedusano, con la realtà degli sbarchi: due mondi che convivono sulla stessa piccola isola, raccontati senza commento.
Le tartarughe contate una a una
La Spiaggia dei Conigli è uno dei principali siti di nidificazione della tartaruga Caretta caretta nel Mediterraneo, e dal 1996-97 ogni stagione di deposizione viene monitorata da Legambiente, che gestisce la riserva: i nidi sono individuati, recintati e sorvegliati fino alla schiusa. I numeri danno l'idea della cura: nella stagione record si sono contati 20 nidi, e nel solo 2024 da 15 nidi sono arrivati al mare 933 piccoli. È anche per loro che d'estate la spiaggia si prenota e la notte resta chiusa: qui le tartarughe hanno la precedenza.
Ogni storia di questa pagina è stata verificata ad agosto 2026 su almeno due fonti indipendenti (Treccani, fonti istituzionali, stampa nazionale); dove le teorie sono dibattute, lo diciamo.
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